domenica 16 luglio 2017

I khmer grigi


Sul “Corriere” di ieri, l’ennesima intervista di Mario Monti contro Renzi: non è la prima volta che il tecnocrate cerca di ridare credibilità al Cazzaro di Rignano (© “Dagospia”) facendolo passare come suo acerrimo nemico (ci aveva provato anche durante il referendum costituzionale, ma pure allora gli andò male…).

In quest’ultima tirata (come sempre “al riparo” dal contraddittorio), Nonno Monti ha un po’ esagerato nella specialità che gli ebrei definiscono chutzpah; cioè le ha sparate più grosse del solito, giungendo ad affermare (o confermare) non soltanto che fu Draghi a far cadere un governo democraticamente eletto interrompendo «gli acquisti di titoli di Stato italiani da parte della Bce», ma anche che il Presidente della Banca Centrale agì in tal modo per «accreditarsi presso quel mondo tedesco che era preoccupato per l’arrivo al vertice della Bce di un italiano».

Vogliamo ricordare en passant che uno dei dogmi della Bce è proprio la sua “indipendenza”, dunque in teoria Draghi non avrebbe avuto alcun bisogno del permesso di Berlino per assumere decisioni da egli ritenute giuste o necessarie (come poi del resto ha fatto, dopo la “manovrina” per togliersi dai piedi Berlusconi).
Per come la racconta Monti, sembra invece che il cosiddetto fiscal compact sia stato dettato esclusivamente dalla necessità di Draghi di “farsi bello” agli occhi della Merkel.
Insomma, per ricapitolare: come reazione alla “macchina del fango” messa in moto contro di lui da Renzi, Monti non trova di meglio che dirottare il flusso di melma verso Draghi! Non pare un atteggiamento molto corretto: forse che ai piani alti sta accadendo qualcosa che i comuni mortali non possono nemmeno intuire?

Poi, per il resto, il “patrigno costituente” avrebbe tutte le ragioni di rinfacciare a Renzi le parole con cui si presentò alle primarie del Pd nel 2012: «A livello europeo, l’autorevolezza di Mario Monti ha facilitato l’assunzione di decisioni importanti, che vanno nella giusta direzione» (L’Europa dal basso). L’ipse dixit però ci riporta al punto di partenza, e ci obbliga a domandarci perché Monti sia intenzionato a partecipare a tutti costi a questa squallida commediola (che, guarda caso, si ripresenta sempre a ridosso di qualche importante appuntamento elettorale)?

Una prima ipotesi è che egli stia ancora recitando una parte, la quale adesso gli impone di creare lo smokescreen con cui permettere a Renzi di rifarsi una verginità.
D’altra parte, in questi anni è emerso un lato inquietante della personalità di Monti: dietro alla maschera di compassato tecnocrate, sembra che il professore nasconda una certa dose di megalomania e animosità. Come ho scritto altrove, il fatto che nelle elezioni del 2013 egli abbia preteso di correre col suo micropartitino, nonostante Napolitano gli avesse praticamente già garantito la Presidenza della Repubblica, dimostra un’incredibile mancanza di lungimiranza: era a un passo da diventare il nuovo Ciampi, ma inspiegabilmente ha preferito passare alla storia come il fratello cattivo di Ebenezer Scrooge (quello che non si redime).
Ciò fa sorgere il sospetto che le movenze distaccate del Nonno nascondano un alto grado di irrazionalità e sentimentalismo: a questo punto, siamo costretti a pensare che l’avversione nei confronti di Renzi sia soprattutto dovuta alla durezza con cui costui ha osato riprenderlo in Senato qualche mese fa.

Lasciando tuttavia da parte le scaramucce, sarebbe stato interessante se durante l’intervista un giornalista si fosse presentato al cospetto di Monti e gli avesse chiesto conto dei 300 miliardi che, secondo l’attuale Ministero dell’Economia, sarebbe costato agli italiani il suo governo “tecnico”.
Non è una questione di poco conto: Gentiloni e Padoan stanno utilizzando l’ex “Salvatore della Patria” come spauracchio contro gli altri eurocrati, per scongiurare l’eventualità di un nuovo “Salva Italia” (che obiettivamente rappresenterebbe la pietra tombale sull’economia nazionale).

Già, perché era vero che fare austerità in tempo di crisi porta direttamente alla carestia: ma c’era proprio bisogno di provarlo sulla propria pelle, per arrivarci? A quanto pare sì, visto che molti ancora non hanno capito. Del resto nemmeno a me è chiaro del tutto perché si debba andare avanti con questa feroce ideologia anti-economica, uno stile di governo talmente meschino che nemmeno ha il coraggio di dichiarare i propri intenti. Peraltro il fatto che nessuno dei perpetratori di tale scempio trovi l’onestà di ammettere i propri errori, mi lascia scettico sull’eventualità che le cose possano migliorare: è evidente ormai che non si ha a che fare con semplici “professori” (seppur golpisti e incapaci), ma con dei veri e propri “khmer grigi”. Se ultimamente si sono presi una piccola pausa, è solo per dare al popolaccio l’illusione di aver spento per un attimo il “pilota automatico”: ma sono pronti a tornare, per nuove e affascinanti esperimenti nel campo dell’ingegneria sociale.

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