lunedì 27 marzo 2017

Mavro ce skotinò


Ho scoperto anni fa questa canzone in griko grazie a un disco della serie “Tribù Italiche” dedicato alla Puglia, allegato a “World Music Magazine” (n. 82, Gennaio-Febbraio 2007).

Per anni ho cercato una traduzione del testo (del poeta calimerese Vito Domenico Palumbo [1854-1918]), ma nonostante l’attrattiva che in molti sembra suscitare questo idioma (a partire dal Presidente della Repubblica della Molossia, che sul sito ufficiale della sua micronazione ha pure pubblicato un dizionario inglese-griko), non era stato possibile trovare una versione italiana. Finché non è arrivato l’unico sito realmente utile per sapere qualcosa del griko, “Ciuri ce Pedì”, e l’ha tradotta (anzi, già che c’era, di buona lena ha pubblicato quasi l’intero repertorio dei Ghetonia).

Li ringraziamo e ci auguriamo che il loro impegno contribuisca alla riscoperta di questo patrimonio culturale e folkloristico, che a quanto pare risulta più interessante in Grecia che nella nostra Grecìa, come dimostra l’interpretazione degli Encardia di Kostas Kostantatos alla tv greca di qualche anno fa:


Pu e’ to rodo t’òrio,
to miristò, t’asteri,
cino pu lustron èkanne,
scimona, kaloceri?

Pirte, chasi, to ròdommu,
t’asteri spittarò;
c’evò ftechuddhi èmina,
mavro ce skotinò.

Ecì pu se filìsane,
epanu stin garzeddha,
san ena’ rodo ènifse,
fènese pleo’ kaleddha.

Ma t’addho mero e’ sbàlido,
‘e su prepi makà.
Fseri ti kame? Mìnone,
su dio mia filimà.

Otikané skotìgnase,
tìpoti ‘en ei pleo’ chari
arte pu e mavri tìchimu
tèlise na mû’ pari!

C’evò, ftechuddhi, èmina
sekundu itti’ rodea
pu tis eskòrpise ànemo
ta roda es pa’ merea.

Ecì pu se filìsane...
Dov’è la bella rosa
profumata, la stella,
che sempre risplendeva,
e l’estate e l’inverno?

S’è persa la mia rosa,
la stella scintillante,
ed ecco, poveretto,
me ne sto triste e solo.

Là dove ti han baciata,
sulla tua bianca guancia,
è sbocciata una rosa
che ti fa più carina.

Ma l’altra guancia è pallida,
questo bene non va.
Sai che facciamo? Aspetta,
ti do un bacio io di là.

Si è fatto tutto buio,
nulla per me ha più grazia,
or che la nera sorte
togliermela ha voluto!

Mi è toccato restare
come quel bel roseto
a cui il vento ha strappato
le rose da ogni ramo.

Là dove ti han baciata...

giovedì 23 marzo 2017

Pazolini

Uno degli articoli più letti di questo blog è quello dedicato al padre di Pasolini, Carlo Alberto, che in realtà consta solo di qualche dettaglio poco conosciuto emerso dalle lettere del Poeta stesso.
Della vita di questo ufficiale bolognese, all’apparenza neanche tanto banale, non sappiamo nulla e ne sapremmo ancora meno senza cotanto figlio (seppur ingrato). Tuttavia negli ultimi tempi mi ha colpito l’interesse suscitato dalla figura di Carlo Pasolini da parte di russi e coreani: giungevano infatti da queste parti strane chiavi di ricerca, tipo Карло Пазолини oppure “Pazolini” (un errore che attribuivo al diverso alfabeto – del resto chi saprebbe scrivere correttamente in cinese il nome di Mao Tse-tung dovendosi basare solo sulla traslitterazione italiana?).

Incuriosito soprattutto dall’incredibile flusso di visite da Seul, ho provato a capire cosa effettivamente i coreani sapessero di Pasolini. Il risultato è: niente (a parte qualche film sottotitolato).
Come si spiega allora tutto questo entusiasmo? Semplice: stanno cercando scarpe!
“Carlo Pazolini” è infatti il marchio di un’azienda italiana conosciuto soprattutto nell’ex Unione Sovietica e in Asia perché al 100% di proprietà russa. Come scrive “Repubblica”: «Il  marchio ha scelto due “z” intrecciate come logo anche per mettere l’accento su un nome che è un omaggio al grande poeta delle borgate romane e dei ragazzi di vita. Perché in russo Pasolini si pronuncia con la “z” [no, è che per la “z” dovrebbero usare il suono “ts” rispetto alla traslitterazione standard, ndr]. Tutto comincia nel 1991, quando un intraprendente uomo d’affari con la vocazione dell’antesignano, Ilya Reznik, intuisce il potenziale che nel mercato russo può avere il sapore dell’artigianalità tricolore. Nasce così Carlo Pazolini, un marchio di “lusso accessibile” di calzature e accessori che nel 2008 taglia il traguardo dei 100 negozi monomarca procedendo nel frattempo alla messa a punto di un ambizioso piano di sviluppo di negozi in franchising».
(Non abbiamo capito da dove proviene il  “Carlo”, ma non importa).

Che dire? Complimenti! E aggiungerei: Sticazzi! Abbiamo fatto la solita figura da mona. Anche loro, però: che c’entra Pasolini con le scarpe? Allora noi ci mettiamo a fare i cappotti “Gogol”, che almeno sono più in tema… Vabbè, è andata così. È un peccato però passare sempre da sfigato anche in queste piccole cose: al diavolo la poesia, bisogna diventare esperti di scarpe, «scarpe […] da donna che costano milioni all’uomo». Perché, è proprio il caso di dirlo, «l’han deciso i [poeti]», e dobbiamo accettarlo.


Per ripicca (?) ho cancellato tutti i post dedicati a Pasolini, lasciando solo quello di suo padre. Così coreani e ucraini penseranno che il regista del Decameron sia stato un virilissimo ufficiale italiano, col quale il suo stesso figlio sognava di fare all’amore (in una rivisitazione dell’Edipo, forse auto-imposta).
Sarebbe anzi il caso di inventarsi proprio un alter ego del Poeta, il “Pazolini”, grandissimo tombeur de femmes, maschio italiano al 100%, che se l’è fatte tutte, da Elsa Morante a Dacia Maraini, da Laura Betti ad Anna Magnani, da Silvana Mangano fino alla Callas.
Dunque, se ve lo chiedono, “Pazolini” è morto mentre faceva sesso con una giovanissima Milly Carlucci. Così evitiamo anche un eventuale danno d’immagine nel mondo slavo…